Base cilindrica in travertino con dono di cinque magistri

Base cilindrica in travertino con dono di cinque magistri

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Ex pec(unia) dec(ima) mag(istri) f(aciundum) c(uraverunt): 

L(ucius) Modius L(uci) l(ibertus) Philomosus purp(urarius); 

Sex(tus) Herennius Sex(ti) f(ilius) Pal(atina) Rufus; 

L(ucius) Bennius ((mulieris)) l(ibertus) Mida; 

M(arcus) Aepicius M(arci) l(ibertus) Menopo; 

Q(uintus) A(n?)tonius Q(uinti) l(ibertus) Phieemo. 

 

Con il denaro della decima i magistri curarono la realizzazione: Lucio Modio Filomuso liberto di Lucio purpurario; Sesto Erennio Rufo figlio di Sesto della tribù Palatina; Lucio Bennio Mida liberto di una donna; Marco Epicio Menopo liberto di Marco; Quinto Antonio Filemo liberto di Quinto. 

 

La decima dei tintori di porpora 

 

Cinque magistri, i presidenti di un collegio probabilmente con finalità religiosa, decisero di unire le forze per fare un’offerta a una divinità. La base cilindrica in travertino, che puoi qui osservare, è il risultato di questo gesto collettivo, realizzato con “il denaro della decima” (ex pecunia decima). Sebbene il nome della divinità non sia esplicitato nell’iscrizione, è molto probabile che si trattasse di Ercole, a cui per tradizione si dedicava la decima parte dei guadagni. 

 

Tra i dedicanti spicca Lucio Modio Filomuso, un purpurarius, ovvero un commerciante specializzato nella vendita e tintura di tessuti pregiati. I purpurari erano artigiani, spesso liberti, che operavano in un settore di lusso, sebbene con materiali coloranti più accessibili del murice originale. Quest’ultimo, infatti, era un raro mollusco marino da cui si estraeva la pregiatissima porpora imperiale, un pigmento davvero costoso e quasi esclusivo per l’élite più alta. I purpurari come Filomuso, invece, soddisfacevano una domanda più ampia per tessuti di lusso, utilizzando altre sostanze vegetali o minerali che permettevano di ottenere tonalità simili alla porpora, sebbene con costi e prestigio diversi. 

 

Osserva l’iscrizione e i due errori ortografici del lapicida: “Phieemo” al posto di Philemo e “Menopo” invece di Menopho. Piccole imperfezioni che ci restituiscono l’immediatezza della creazione. 

 

(da scheda di Valeria Donati)

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