Monumento funerario del bublarius Valerio Celere
M(arcus) Valerius Celer,
bublarius,
qui plura maluit emereri
quam consumere. Hic
fide et amicitia sanctissimus;
sibi et suis fec(it).
Marco Valerio Celere, mercante di carne bovina, che maggiormente preferì accumulare / piuttosto che sperperare. Costui fu apprezzatissimo per la fedeltà e l’amicizia; realizzò (questo monumento) per sé stesso e i suoi (familiari).
Lasciare il segno… con il proprio mestiere!
Questo imponente blocco apparteneva a Marco Valerio Celere, un bublarius, ovvero un mercante di carne bovina al dettaglio. Un mestiere attestato solo da poche iscrizioni, ma che suggerisce una diffusione sempre più ampia del consumo di carne bovina a Roma, prima riservata alle classi più alte e ai riti sacrificali.
L’iscrizione non si limita a ricordare il nome e il mestiere, ma esalta anche la parsimonia di Valerio Celere, che “preferì accumulare piuttosto che sperperare”, insieme alle sue qualità di “fedeltà e amicizia”. Una combinazione di utilitas (guadagno) e honestas (correttezza etica) che ben rispecchia gli ideali di chi era impegnato nelle diverse attività commerciali.
Avvicinandoti puoi notare una cavità: è il ricettacolo, il luogo dove venivano conservate le ceneri del defunto. Nella parte alta del blocco si trova invece una seconda iscrizione, che menziona Marco Valerio Vitale e Valeria Rhascusa. L’epigrafe presenta alcuni errori, come il verbo fecit (fatto), al singolare pur riferendosi a due persone! Questi “sbagli” ci raccontano di un’aggiunta posteriore e meno curata. Curiosamente l’iscrizione non ci informa sul tipo di rapporto tra i tre personaggi menzionati: un piccolo mistero che ci lascia immaginare le loro connessioni.
(da scheda di Enrico Auriemma)


